Fino a quando il rispetto dello stato di diritto, messo in discussione dalle minacce all’indipendenza della magistratura, non sarà garantito, la Polonia non riceverà i fondi della politica di coesione europea. Marc Lemaître, direttore generale per la politica regionale e urbana della Commissione Europea, lo conferma in un incontro in occasione della Regioweek, l’evento annuale dedicato alla politica di coesione.

«La Polonia è il primo beneficiario dei fondi europei. L’Accordo di partenariato per il 2021-2027 vale circa 75 miliardi di euro ed è stato tra i primi ad essere approvato dalla Commissione lo scorso giugno. Tre programmi nazionali, di cui più di venti miliardi destinati al finanziamento delle grandi infrastrutture e alla transizione verde, sono già stati adottati dalla Commissione. I bandi per l’esecuzione dei programmi possono già partire. Ma fino a quando la condizione del rispetto dello stato di diritto – abilitante per accedere ad ogni finanziamento della politica di coesione, a prescindere dall’obiettivo perseguito – non sarà verificata, la Polonia non potrà ricevere pagamenti da Bruxelles».

Per i commentatori questo non vuol dire che i pagamenti non arriveranno in futuro ma resteranno sospesi finché la condizione del rispetto dello stato di diritto non verrà verificata. I programmi polacchi riceveranno il prefinanziamento dello 0,5% e potranno avviare bandi e progetti, potranno inviare le richieste di rimborso a Bruxelles ma la Commissione le terrà in sospeso fino a quando il Paese non adeguerà la propria legislazione ai valori e ai principi fondamentali dell’Unione, previsti dall’articolo 2 del Trattato Ue.



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